Dell’arte del cambiamento, quinta regola: non ci sono regole: cerca la confusione!

plume-1930518_960_720

Dell’arte del cambiamento, quinta regola: non ci sono regole: cerca la confusione!

Ma come? Ci hai detto per altre quattro regole che per cambiare è necessario farsi poche palle, sgombrare il campo, che senza radici non si può volare (forse) e che devo tradire…e ora mi vieni a dire che devo eliminare tutte le regole?

Ti sembra contraddittorio? Sei confusa/o? Un po’ arrabbiata/o? Non capisci?

Bene! Benissimo.

Sì perché è nella contraddizione il seme potenziante, quello delle infinite possibilità e perché saper stare nella confusione porta a quel cambiamento reale e fruttuoso. La tua confusione sa.

Il movimento del cambiamento perché sia reale porta stordimento, “trasvalutazione” ( per dirla alla Nietscke) e coraggio, determinazione ma anche tanta elasticità.

Ecco perché non avere regole è la situazione ideale perché si possa allargare il campo, fare spazio, e permettere che tutte le possibilità vengano a noi.

Se hai sentito la chiamata a cambiare vuol dire che dentro di te qualcosa si è mosso verso…un seme.

Buttare terra sopra fatta di regole e di schemi non farebbe altro che spaventarlo e farlo indietreggiare. Invece il movimento è differente: di ascolto, protezione e allargamento del terreno.

Pensa al tuo piccolo seme che ha deciso di uscire fuori dalla terra sotto la quale era stato per mesi o magari per anni, il seme della tua autenticità. Tenuto al buio per tantissimo tempo, con la terra sopra, fatta di idee, convinzioni, “si deve” esterni, aspettative, paure, insicurezze ( se vuoi puoi allungare l’elenco, ovviamente) e ad un certo punto si muove, forse perchè il terreno è meno compatto, forse perché sta per scoppiare ( non ce la fa proprio più), forse perché là sotto è diventato troppo stretto, soffocante, o perché è curioso di vedere finalmente la luce…

Insomma, mille motivi e spinte, tutte sue. Questo seme, di cambiamento, di rinnovamento, vuole uscire. E tu che cosa fai? Lo sotterri ancora un po’, gli butti addosso regole e schemi e strade prefissate. No, così avvizzirà. Forse per sempre.

Accoglilo invece. Preparagli un terreno fertile, fai in modo che quando uscirà ci sia sufficiente calore, luce, un terreno ampio dove possa iniziare a crescere ed esplorare. Certo, un terreno con qualche canale di orientamento, una “guida”, ma mai troppo stretto: contenerlo sì, stringerlo mai.

Soprattutto, ecco il senso di questa quinta regola, non chiamarlo con nomi che non gli appartengono. Cambiamento significa novità e aria ( ma per te potrebbe voler dire tanto altro), ma non significa cercare di diventare diversi.

A proposito, che cosa vuol dire cambiamento per te? quali parole ti arrivano?

Credo che sotto sotto tutti noi abbiamo questa inconscia convinzione, che ci blocca anche quando partiamo con le migliori e più autentiche intenzioni. Inconsciamente pensiamo che perché cambi qualcosa nella nostra vita ( in genere perché qualcosa non ci piace) dobbiamo cambiare noi. Perché è colpa nostra se sta andando male.

No! Il movimento è differente. Per smuovere un cambiamento nella nostra vita, è necessario lasciar cadere giudizi e sensi di colpa e fare quel movimento magico che tanto ci costa fatica e spaventa: accettarci, per come siamo. Anzi, ancora di più!!! Accettare di lasciar emergere tutto quel vento potente che noi siamo. Cambiare semmai sì, ma verso un di più di noi!

Funziona così: nel momento in cui cediamo le armi e smettiamo quella folle e ossessiva lotta contro noi stessi, allora il movimento alchemico si crea e cambiamo. Si, la nostra vita cambia.

Il movimento è di amore, di resa, ma non come sconfitta, bensì come accoglienza pacificata.

Sono così. Che non è la frase furba “sono fatto così, non ci posso fare niente”( che blocca totalmente l’energia e l’incontro), ma è un’accettazione di tutto quello che dentro di noi viviamo. Sentimenti ed emozioni, né belli né brutti, né buoni né cattivi: sentimenti, emozioni.

Credo che uno dei blocchi più grandi al cambiamento sia rappresentato proprio da questo combattersi e farsi la guerra. Io non dovrei essere infelice, io non dovrei essere arrabbiata/o, io non dovrei desiderare altro, io non dovrei sentirmi a disagio. Invece, non si butta via proprio nulla, si include, si conosce.  Ecco vedi, ancora oggi non sono contenta/o, ma che cosa avrò io? perché sono fatta/o così male?…ti sei mai detta/o frasi di questo tipo?

ecco stai sicura/o, che così non cambierà mai nulla.

Butta dalla finestra queste regole, e fai un bel respiro profondo.

Ascoltati, e lascia che i tuoi sentimenti e le tue emozioni possano dirsi. Non dir loro che sono sbagliati. Ascolta i loro motivi, come se ascoltassi tua figlia, la persona più importante per te. Non mettere sono arrabbiato/a perché…ma: “sono arrabbiato/a”, fermati lì, guardala questa rabbia, lascia che finalmente possa mostrarsi. Poi chiedile “Di cosa sei fatta rabbia? quando sei arrivata? che parole hai?”  …e così via.

Roberta wild 

Nessun commento

Scrivi un commento

Utilizzando il form dei commenti accetti i Termini e le Condizioni della Privacy Policy.