[Dell’arte del cambiamento, terza regola: senza radici non si può volare]

albero che vola

[Dell’arte del cambiamento, terza regola: senza radici non si può volare]

Quanto radichi i tuoi sogni in te stesso? Quanto dai il cuore, ovvero credi a quello che vorresti realizzare nella tua vita? Quanto vuoi cambiare, quanto radicamento c’è nel tuo desiderio di cambiamento?

Terra e radici sono simboli molto potenti, dicono del radicamento nella vita e della storia, ci fanno sentire di avere mani e piedi dentro. Dentro.

Dentro alle cose che facciamo, dentro alle vite che viviamo, dentro alla nostra carne che vibra con tutti i sensi: tocca, vede, ascolta, gusta, annusa. E intuisce. Le radici sono concretezza di intenti, ancoraggio che permette di volare, materia, spirito incarnato. Permettono di sentire di esserci e sono guida nel cambiamento. Per cambiare, quando vuoi cambiare e senti che non trovi direzione, perso ai quattro venti, ritorna alle radici, ri centrati a chi sei nel divenire. Le tue radici sei tu.

Sono quelle che ti tengono, quando arrivano quei venti che ti porterebbero fuori strada e loro ti ancorano.

Radicarsi e sradicarsi, appartenere e trovare il proprio posto, il proprio terreno.

Quanto senti affondare le tue radici nella terra? Come le immagini ? Sottili e sempre più profonde, attorcigliate, grosse e spesse…?

Che albero sei, come albero in cammino, radicato, albero dal tronco robusto, rami elastici e foglie grandi.

In quale terreno entrano le tue radici? Affondano? Sono in superficie?

Radici che possono penetrare nella terra e nelle sue profondità (dell’inconscio ad esempio), e innalzarsi fino al cielo, nei suoi mondi.

Che parole hanno? Quali i tuoi valori, le tue certezze?

Quali false radici ti stai raccontando, quali radici ti impediscono di volare?

Quali rami da tagliare, il tronco è da irrobustire?

Se non ci sentiamo radicati non possiamo volare. Quando non ci sentiamo radicati nella vita, con fatica riusciamo a portare avanti progetti e obiettivi. E’ come se ci mancassero le energie dietro le spalle, l’appoggio sotto i piedi e prevalgono allora sentimenti di insicurezza e di smarrimento, come se camminassimo nelle paludi, sulle uova, su un filo spinato, una corda tesa, sopra un baratro.

Passi sicuri e bene piantati, che godono dell’appoggio del terreno, che sentono la terra sotto i piedi e vento di amore dietro le spalle.

E tu come cammini? Quando cammini come senti la terra sotto? Oscilli, barcolli, o sei centrato?

Radici come sostegno familiare: sostegno dato da una buona infanzia sì, ma non per forza, perché è sempre possibile ridarsi un’infanzia felice. Qui la scelta di costruzione e di consapevolezza. Se non l’ho avuta, posso sempre ricostruirla o inventarmela! No, non è superficialità, è consapevolezza che possiamo smettere di fare i bambini orfani e “poverini” e iniziare con nuovi padri e nuove madri, diventando noi genitori di noi stessi, quel genitore che avremmo voluto. Riconosco quello che hai fatto o non fatto per me, ti riconosco nella tua umanità, sei la mia radice, ti vedo, ti perdono per quanto mi è possibile e ti lascio andare.

Radici anche quindi come storia di te, dei tuoi anni e delle tue esperienze che sono diventate credenze e convinzioni sulla vita e su di te, su quello che puoi e non puoi, fare ed essere.

Radici che hanno una storia antica, a ritroso e in parallelo, vanno indietro nel senza tempo, in quel passato che non c’è più, ma che esiste ancora nella memoria e nelle tue cellule: i tuoi avi che hanno portato con sé nelle loro storie anche la tua storia e con i quali puoi aver stretto patti segreti e inconsci.

Quali patti, quali segreti, quali verità inconfessabili non osi dirti e ti tieni stretto a te per non volare? Quanto ti sei “messo da parte” per non darti il permesso di esistere davanti a chi è radici per te?

Alibi che ti crei per non spiccare il volo della realizzazione di te. Patti di non crescita in nome di solidarietà ataviche, come se dovessi pagare tu con la tua non esistenza fallimenti antichi, per espiare colpe non tue.

Radici antiche da ricontattare, riconoscere, lasciar andare e benedire.

Nello stesso tempo conoscere le mie radici in senso ampio mi permette uno sguardo più allargato, di sentire di far parte di una storia più grande, che va indietro, di padre in figlio, di nonno in nonno, zio in zio e che si è costruita fino ad arrivare a me, che sono frutto di quell’idea di me che era già nel tempo e nelle storie radicata, appunto.

Radici e radicamenti che comunque ci possono o non possono sostenere, ma che esistono e dei quali si può tenere conto ed essere consapevoli.

Per allargare sguardo, alzare il tiro, scegliere cosa tenere e cosa lasciar cadere. Mettere in ordine, ridare responsabilità, riprendersi diritti, far cadere pesi indebiti.

Simboli di radicamento nel qui e ora e oltre la linea del tempo.

Consapevolizzati di questo possiamo vederci come facenti parte di un disegno più grande, che possiamo decidere appunto se scegliere o di contrastare, pecore nere o pecore del proprio colore. Conta iniziare a guardare e dipanare il filo.

 

E tu, conosci i tuoi padri? Conosci le tue madri?

Quale senso di appartenenza, a quale ordine più grande senti di appartenere? Quale sistema stai mantenendo con la tua vita?

Che ruolo scegli di avere, di mantenere o di lasciar andare? Quale ruolo fai fare agli altri?

Scegli l’innocenza o sei disposto a tradire l’intero sistema per costruire tu le tue radici? Che cosa ne vuoi fare? Che cosa scegli?

 

Ma questa è un’altra storia…la quarta regola del cambiamento…

 

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